Torsione dei diritti e trasformazioni delle democrazie costituzionali – F. Alicino

Nell’esperienza giuspolitica dell’Occidente, segnatamente negli Stati Uniti d’America e in una buona parte dell’Europa, la democrazia costituzionale si è affermata quale modello e paradigma degli ordini statali. Non si riduce alla conta dei voti. Si struttura, piuttosto, attorno all’equilibrio tra sovranità popolare e sistema di garanzie a tutela della dignità e dei diritti della persona umana. Coincidono con il nucleo più stabile della Costituzione, entro cui si situano i fondamenti di un ordinamento autenticamente democratico. La distinzione tra quello elettorale e quello costituzionale si misura precisamente in questo scarto: lì la volontà numerica tende a presentarsi come autosufficiente; qui si colloca entro un nucleo di regole e principi che ne circoscrive l’operato, delimitandone l’ambito del costituzionalmente concepibile. Maturato attraverso percorsi storici puntellati da tensioni di natura socio-economica e cultural-religiosa, questo assetto ha conosciuto continue riconfigurazioni. Se gli Stati moderni, per restare agli esempi più emblematici, si sono a lungo fondati su parametri segnati da diseguaglianze sistemiche e strutturali, il secondo dopoguerra ha inaugurato la stagione dell’eguaglianza sostanziale, che presuppone e implica il diritto alla diversità. Lo attestano Costituzioni rigide che, dirette a circoscrivere l’esercizio della sovranità, impongono limiti ai poteri statuali quale presupposto della tutela effettiva dei diritti. Una condizione, questa, assicurata anche attraverso meccanismi di giustizia costituzionale, volti ad assumere le potestà ordinamentali in quadri normativi non interamente esposti alla mutevolezza degli scenari politici ed elettorali. In questo modo, si prevengono derive involutive della democrazia che, favorendo il passaggio dal quod populo placuit legis habet vigorem al quod principi placuit legis habet vigorem, ne segnano sovente il trapasso.

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Abstract: The essay analyses the reconfiguration of the constitutional sphere of law as an endogenous transformation of contemporary Western democracies. In the absence of formal ruptures, the balance between majority decision-making and the system of limits is progressively recalibrated. The analysis develops along three main axes: the shift of the decision-making centre of gravity from Parliament to the Executive, accompanied by increasing pressure on the judiciary; the reconfiguration of economic and financial power through the digital revolution and the algorithmic governance of information; and the political instrumentalisation of religion as a vehicle of identity mobilisation and consensus-building. The process is marked by procedural legality, gradualism, and the progressive reshaping of the fundamental constitutional domain.

Keywords: Constitutional democracy; Majority principle; Digital power; Religious mobilization; Rule of law.

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