Recensione a G. Battaglia, Amici curiae e giudizio incidentale sulle leggi, Giappichelli, Torino, 2024, pp. XI-231 – L. De Carlo
Uno dei primi dilemmi che si pone di fronte all’autore che si accinga a iniziare la scrittura di un volume in materia costituzionalistica è senza dubbio se occuparsi di un tema ampio, dai confini labili e sfumati e dalle molteplici prospettive interdisciplinari, o se invece concentrarsi su un argomento più specifico e delimitato, generalmente caratterizzato da un margine di riflessione e interpretazione a prima vista più limitato e dall’assenza di una cospicua elaborazione dottrinale, soprattutto se si tratta di istituti di recente introduzione. È in questo secondo genus che si colloca l’opera di Giulia Battaglia, che nella sua monografia del 2024 affronta brillantemente il tema del ruolo degli amici curiae nei giudizi di fronte alla Corte Costituzionale, una materia assai settoriale ma cionondimeno estremamente ricca di spunti di riflessione e prospettive. Le sfide che l’Autrice si è trovata ad affrontare sono molteplici e assai differenti: da una parte, non limitarsi a una prospettiva meramente de iure condito, con l’ulteriore difficoltà rappresentata dal fatto che la disciplina vigente è rintracciabile esclusivamente nelle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte Costituzionale, dall’altra, inquadrare il tema nel contesto della produzione dottrinale nazionale, nonché in una prospettiva storica e comparata, prima di trarre conclusioni e riflessioni di ordine generale. Già dal titolo emerge questa esigenza, con il riferimento alla prospettiva della tutela multilivello dei diritti, che permette di inquadrare la figura degli amici curiae nella più generale tendenza sovranazionale a un maggior coinvolgimento di cittadini e formazioni sociali nei giudizi innanzi alle corti, soprattutto laddove sono in gioco interessi collettivi o diffusi e, più in generale, all’apertura del contenzioso sui diritti umani oltre le parti in causa.
